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Il mito del Diaframma

di Wanda Tucci Caselli

Per noi fotografi non è necessario aggiungere Colombo. Lanfranco è, per noi, la Fotografia.

Lanfranco, questo personaggio assurdo, intemperante, logorato da una passione che ci coinvolge tutti, è l'uomo che ha saputo avvicinare amatori e professionisti, che ha dato spazio a ciascuno di noi, sempre su un piede di partenza per conoscere autori, per visitare musei, per proporre incontri: Chi avrebbe conosciuto Cornell Capa, Natan Lyons, Mike Edelson, Neal Slavin, Gisèle Freund se non ci fosse stato lui?

Chi può dimenticare quei pomeriggi in via Brera, i cocktails raffinati e sproporzionati, le soste in cortile a scambiarci opinioni sulle mostre in oggetto? ... e i suoi Sicof, con lo stile dei belgi, i ritratti dei polacchi, l'archivio di Mosca? e le mostre in progress, sulla danza, sui manichini, sui mondiali '90? ... Chi può sottovalutare l'importanza che poteva avere per un neofita poter esporre accanto ai nomi più noti con un modesto "formato cartolina"? e il fervore di quel Sicof in cui ci si aiutava scambievolmente tra sconosciuti alla ricerca di catene e cornici sempre insufficienti per appetiti sempre più insaziabili?

C'è poca gente, stasera, a visitare la mostra di De Luca che chiude definitivamente la stagione del Diaframma. Certo non è indifferenza, ma una così viva partecipazione alla delusione di un amico da non voler assistere al suo sconforto, sorvegliato dal coraggio di un sorriso.

Wanda Tucci Caselli, 1995



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